Telegram e il software che spoglia le donne

Mastichiamo terminologia come revenge porn dal 2016, quando Tiziana Cantone si tolse la vita per la vergogna provata a seguito della diffusione di un video in cui era ritratta in intimità con l’ex partner. Da allora, le cose sono cambiate e oggi non è più necessario registrare un video o scattare delle foto originali. Per attuare una vendetta pornografica è sufficiente ricorrere al porn deep fake.

Il deep fake non è una novità del 2020. È una tecnica con la quale si combinano e sovrappongono immagini e video già esistenti, per creare un nuovo contenuto manipolato. In pratica, si creano immagini e video fake. Fino ad oggi, nella rete di questa contraffazione sono caduti i big della politica mondiale, come Barack Obama, ma anche molte celebrità e persino il Papa.

Oggi, però, questo fenomeno ha assunto una connotazione gravemente e pericolosamente illegale, originando il derivato fenomeno chiamato porn deep fake. Esiste, infatti, un bot Telegram che è in grado di ricostruire l’aspetto che il corpo avrebbe sotto gli indumenti. Così, nelle scorse settimane, sono circolate migliaia di immagini di ragazze e giovani donne nude. Naturalmente, le fotografie non sono autentiche ma sono state create ricorrendo alla tecnica del deep fake, o porn deep fake in questo caso. L’immagine sessualizzata, poi, è stata condivisa, commentata e persino votata in chat di gruppo.

Sino ad oggi, si stima la contraffazione delle immagini di oltre centomila soggetti femminili. La maggioranza del materiale utilizzato per la contraffazione proviene dai social. Sono selfie e fotografie innocentemente postate dalle vittime, tra cui si annoverano anche delle minorenni.

Il porn deep fake si mette in coda ai tradizionali abusi a danno delle donne. Essere vittima di porn deep fake ha delle conseguenze disastrose. A causa del realismo dell’immagine, e della scarsa conoscibilità del fenomeno, le malcapitate rischiano gravi problemi reputazionali e psicologici. Per di più, i numeri fanno presumere che non tutte le vittime siano consapevoli del sopruso.

Il porn deep fake è l’altra faccia del revenge porn e non esistono particolari cautele per difendersi. Nemmeno eliminare tutti gli account social potrebbe essere uno strumento di difesa: quello che è stato postato è già stato acquisito. Quindi può essere utilizzato.

I numeri del fenomeno sono talmente elevati da aver allertato addirittura il Garante Privacy, il quale ha aperto un’istruttoria nei confronti di Telegram. Quest’ultimo dovrà dimostrare di aver rispettato le norme sulla protezione dei dati, chiarire se conserverà il materiale manipolato e le reali finalità della sua conservazione.

Il rischio, quindi, è quello che il porn deep fake siano stati compiuti sia dei reati che violazioni privacy. Due infrazioni con un solo software.

Articolo pubblicato nella rubrica Black Zone del Movida-Terre Camune Magazine

Immagine di Montiostock, Pixabay