Spazio Europeo dei dati sanitari: opportunità o sfida?

Può l’analisi dei dati sulla salute aiutare i governanti ad impostare delle politiche sanitarie più performanti?

Immagina di avere accesso ad una banca dati medica, in cui sono raccolte tutte le informazioni sulle malattie, sui protocolli e sulle terapie adottate. Queste notizie, se lette ed interpretate, possono migliorare immediatamente la qualità dell’assistenza medica, fornendo ai professionisti della salute dati reali sul grado di efficacia di una specifica terapia; secondariamente, ma non per importanza, si potrà favorire la ricerca e lo sviluppo di politiche in ambito sanitario.

Uno degli obiettivi fissati dall’agenda dell’Unione Europea è proprio quello di creare uno Spazio europeo dei dati sanitari. L’Europa, già prima della pandemia, aveva intuito l’importanza della condivisione dei dati sanitari a livello comunitario, oggi resa ancora più attuale dall’emergenza che stiamo ancora affrontando. Avere un ambiente condiviso di informazioni, gestito nel rispetto dei diritti sulla privacy, consentirebbe di consegnare agli stakeholders di riferimento – politica, settore farmaceutico, medici e strutture sanitarie – un database prezioso, con notizie in tempo reale sull’andamento generale della salute. Leggendo questi dati, quindi, si possono impostare delle politiche ad hoc; la correlazione è semplice: più informazioni si hanno e meglio si può decidere. Senza condivisione dei dati, l’avanzamento e la previsione di politiche sanitarie più consapevoli è un’attività preclusa.

Una delle prime complicazioni all’istituzione dello Spazio Europeo dei dati sanitari è sicuramente la disomogeneità dei protocolli sulla gestione delle cartelle dei pazienti. Sono ancora pochi i Paesi dotati di fascicolo sanitario elettronico a livello nazionale; in Italia, la situazione non è differente, perché, a fronte di una diffusione unanime del Fascicolo Sanitario Elettronico, presente adottato in tutte le Regioni, tra i diversi territori si registrano prassi, protocolli e operatività diversi. Manca, quindi, un metodo omogeneo e condiviso.
Non mancano, poi, le sfide legate alla privacy; occorre, infatti, impostare un protocollo di gestione e trattamento dei dati personali, anche sensibili, che sia rispettoso della normativa europea sulla privacy. Una soluzione può essere l’applicazione del principio della privacy by design, per il quale è meglio prevenire che curare. Pensare, già in fase iniziale, alla protezione dei dati delle persone, consente di progettare protocolli e dispositivi che prevengano i rischi e i problemi legati alla privacy.

Sfide ed opportunità, quindi, con la speranza di creare un’Europa ancora più unita grazie alla condivisione dei dati sanitari.

Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi.