Spazio alla nuova eredità, tutta digitale

La concezione della persona, negli ultimi anni, ha abbracciato anche una dimensione virtuale e oggi possiamo con certezza affermare che ognuno di noi ha sia un’identità fisica che una digitale. Non mi riferisco ai sistemi di autenticazione digitale, tipo SPID, ma al paniere di notizie personali che condividiamo e disseminiamo online.

Chiunque utilizzi quotidianamente degli strumenti informatici, vedrà la propria identità replicata su app, social, e-mail, calendari e così via. Siamo così abituati a documentare con estrema precisione ogni singolo pezzo della nostra vita che buona parte delle nostre informazioni personali viene codificata nel web.

Non possiamo più ignorare, quindi, che oltre al tradizionale patrimonio che cade in eredità, ne esiste anche uno digitale.

A questo punto, occorre chiedersi che cosa accada a queste informazioni una volta che il legittimo proprietario viene a mancare.

Proprio sulla base di queste premesse, è recentemente intervenuto il Tribunale di Milano per rispondere alla richiesta di due genitori che volevano avere accesso ai dati personali archiviati sull’iPhone del figlio prematuramente scomparso. La Apple, inizialmente, si era rifiutata di dare assistenza a questi genitori, invocando dei divieti imposti dalla normativa sulla privacy. Il Tribunale, invece, ha accolto la richiesta, obbligando Apple a fornire ai ricorrenti le chiavi di accesso a tutti gli account Apple intestati al figlio.

Grazie a questo provvedimento, i genitori potranno recuperare fotografie, video e altre informazioni, anche se non sono i veri proprietari di questi contenuti. E ciò non vìola la privacy, perché questi sono portatori di un interesse legittimo e meritevole di tutela, dato dal legame famigliare.

È arrivato il momento di iniziare a parlare di eredità digitale, successione e testamento digitale.
È un dibattito che si è aperto già qualche anno fa e alcuni colossi del web hanno già introdotto la possibilità di nominare un erede digitale, come Google e Facebook. Non tutti i big, però, si sono attivati su questo fronte, e non c’è, ad oggi, una normativa uniforme che gestisca in modo etico il passaggio generazionale dell’identità digitale.

Al momento, quindi, la decisione è in mano ai grandi fornitori ed, eventualmente, alle Corti di volta in volta adite.

Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi

Immagine da Pixabay