Social network e responsabilità: perchè si indaga sul video della violenza di Piacenza

Gli iscritti attivi ad un social network sanno – o dovrebbero sapere – che le azioni compiute online non sono esentate da eventuali responsabilità.

Cambia l’ambiente entro il quale ci si muove, che da fisico diviene virtuale, ma non mutano i diritti e i doveri.

Se pensiamo ai social network, possono esservi anche delle responsabilità per la diffusione di un contenuto creato da altri; la fonte della responsabilità, quindi, non è esclusivamente legata alla paternità dell’elemento.

È il caso della pubblicazione del video della violenza sessuale consumata lo scorso 21 agosto a Piacenza. Il video dell’aggressione è stato inizialmente pubblicato su alcuni siti web appartenenti a testate giornalistiche nazionali, in alcuni casi senza oscuramento dei volti dei soggetti coinvolti; l’arrivo sui social network, poi, ha generato una spirale esponenziale di condivisioni in rete.

Pubblicare le immagini di un’aggressione sessuale, riprese da un altro soggetto, ha dei profili di rischio? E limitarsi alla mera condivisione?

Entrambi sono comportamenti che possono essere fonte di responsabilità, se i diritti in gioco non sono bilanciati correttamente.

Il diritto di cronaca non può superare quello di riservatezza della vittima: la notizia, per essere comunicata, non ha bisogno delle generalità o dell’immagine della vittima. Ciò non comprime il diritto al giornalismo, perché la notizia, che ha un interesse pubblico, può essere riportata senza un collegamento diretto ai soggetti coinvolti. Nel caso specifico a cui faccio riferimento in questo articolo, l’oscuramento del volto è l’unica garanzia per la non riconoscibilità della vittima. Chiunque abbia diffuso il contenuto senza attivarsi per la protezione dei soggetti coinvolti può incorrere in responsabilità, di varia natura.

Il Garante della Privacy ha avviato un’istruttoria; parimenti, la Procura di Piacenza si è attivata per verificare le responsabilità penali. La privacy, intesa come riservatezza, è vitale per la vittima del reato; qual è la finalità della diffusione della sua immagine? Da un’unica azione, la pubblicazione di un contenuto online, discendono eterogenee responsabilità. L’ignoranza della norma non può essere una scriminante; ogni utilizzatore di risorse digitali deve essere in grado di muoversi con consapevolezza, adottando un comportamento prudente e rispettoso dei diritti e delle libertà fondamentali altrui e proprie; questa capacità può essere definita con due parole: educazione digitale.