Robot, sinistri e responsabilità

Immagina di viaggiare in taxi senza autista.
Non è fantascienza, ma realtà.

In Cina ha aperto al pubblico il primo servizio di taxirobot: veri e propri veicoli, adibiti al trasporto di persone, a guida interamente autonoma, ossia senza conducente. Si prenota il servizio via app, si avvia il percorso premendo un pulsante, si paga a distanza.

Tutto senza presidio fisico.

I più scettici possono richiedere il pilota di sicurezza (umano naturalmente).

Cosa accade in caso di sinistro stradale? Chi risponde degli eventuali danni?

Il tema della responsabilità civile dei robot – o meglio: delle tecnologie emergenti – è già arrivato in Commissione Europea.

Oggi manca ancora una disciplina armonica sulla questione, ma sono già stati individuati i principi regolatori della materia.

Partiamo da quello più importante e, forse, scontato: il robot non può avere colpa, ma il produttore/operatore sì.
I robot, in quanto tecnologie al servizio dell’uomo, non possono essere ritenuti personalmente responsabili dei danni che vanno a causare. Il produttore o il conducente/operatore, invece, rispondono per gli eventi – e i danni – per cui emerge un loro coinvolgimento.
Pensiamo ai difetti di produzione o alle azioni/omissioni dell’operatore come il mancato aggiornamento di un software.

Le misure a prevenzione e a ristoro dei danni causati dai robot e dalle tecnologie dovranno tener conto dell’effettiva capacità di rischio del sistema stesso. I software impiegati presso i saloni londinesi di Amazon, che consentono al cliente di vedersi in anteprima con un nuovo taglio di capelli, sono meno rischiosi dei taxirobot e delle auto a guida autonoma. Per questi ultimi, esempio, potranno essere richiesti la scatola nera, delle apposite polizze assicurative e un fondo di garanzia per le vittime; misure fin troppo rigorose per le tecnologie impiegate nei saloni di bellezza.

Oggi, in assenza di un quadro normativo uniforme – a cui, appunto, l’Unione Europea sta lavorando – sarà veramente fondamentale il ruolo delle singole Corti, anche fuori dall’EU, che potrebbero influenzare il nostro futuro normativo comunitario. In Italia occorrerà fare riferimento alle attuali norme sulla responsabilità, che dovranno essere applicate, con i dovuti aggiustamenti di tiro, anche alle tecnologie.

E non è la prima volta che ci troviamo a fronteggiare un gap tecnologico-normativo.

Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi

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