Riforma del catasto: se si facesse su blockchain?

Uno dei temi caldi delle scorse settimane è stato la riforma del catasto; e se questo fosse completamente rivoluzionato anche nella forma? Si potrebbe aspirare ad individuare un modello che garantisca la condivisione ed il maggior controllo sul contenuto, per rafforzare la certezza che quanto registrato in catasto sia vero.

Oggi, l’esatta corrispondenza tra le risultanze catastali e la realtà non è sempre assicurata e si verificano disallineamenti con facilità; chi ha acquistato un immobile si sarà preoccupato di verificarne la sua conformità catastale, per esempio (e non solo).

Come si costruisce il perfetto Catasto?

Una soluzione tecnologica che consenta di sfruttare un registro digitale distribuito e condiviso è idonea a neutralizzare i problemi legati a infedeltà nelle dichiarazioni e ritardi nell’aggiornamento, ma anche ad alzare l’asticella del valore probatorio del dato catastale, garantendo maggiore affidabilità e trasparenza e tanto altro.
Una tecnologia di questa portata già esiste e si chiama blockchain (letteralmente: catena di blocchi). È un registro composto da unità concatenate, chiamate nodi, che è distribuito, perché diffuso tra i partecipanti a questa catena, i quali ne possiedono una copia.

La distribuzione della blockchain si basa proprio sull’assenza di un intermediario: i nuovi nodi, per essere aggiunti, non devono essere approvati da una persona o da un’autorità, ma validati da tutti i partecipanti alla catena. Trasparenza e condivisone a 360° sono alcune delle caratteristiche di questa tecnologia.

Tornando alla domanda iniziale, la blockchain potrebbe – in astratto – adattarsi anche al registro del catasto, ma questo adeguamento non è immediato.
Innanzitutto, la blockchain nasce per le criptovalute e le loro transazioni, che sono nativi digitali (non ci sono Bitcoin cartacei); il settore immobiliare, invece, esiste nella realtà fisica e tradurre in digitale queste informazioni per inserirle nel registro è una sfida per la fiducia dei partecipanti alla catena: un professionista, come minimo, dovrà scrivere il blocco da legare nella catena e gli altri non potranno che fidarsi del contenuto, non avendo modo di verificarlo. Inoltre, è spesso una tecnologia altamente energivora: prima di testare le sue applicazioni concrete, occorre lavorare per renderla meno inquinante.

In definitiva, la blockchain è un modello molto interessante e le sue applicazioni spaziano in settori eterogenei; dovremo, però, lavorare ancora per impiegarla come ponte tra il reale ed il virtuale. 

Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi