Riconoscimento facciale: ecco perché non dobbiamo temerlo

Esistono delle tecnologie che consentono di leggere i tratti biometrici del volto.

Sono presenti pure sullo smartphone e, grazie alla loro abilitazione, facilitiamo e velocizziamo lo sblocco del telefono e gli accessi alle aree riservate di molte app.
Possono essere utilizzati anche per la lettura delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, per fini di contrasto e di prevenzione dei reati.

Gli utilizzi sono eterogenei e svariati, probabilmente ancora non del tutto sviluppati. Per questa ragione, l’Unione Europea è corsa ai ripari, fissando dei paletti che consentano lo sfruttamento di dei software di <<face detection>> – ossia di riconoscimento facciale – entro il perimetro dei diritti fondamentali dell’uomo.

Stop, quindi, all’elaborazione di software troppo intelligenti, che siano in grado di imparare a decifrare le emozioni dai tratti del volto o di catalogare il colore della pelle. Con questo divieto, l’Unione Europea frena il possibile abuso dello strumento, che potrebbe essere impiegato per creare discriminazioni o comprendere lo stato emotivo di una persona. In quest’ultimo caso, si parla tecnicamente di “tecnologie di riconoscimento dell’affetto“, che potrebbero in astratto essere impiegate nelle procedure di assunzione del personale, rivelando la capacità lavorativa di un candidato.

Via libera, quindi, al face detection ma nel rispetto delle norme sulla privacy e dei diritti umani.

Toccando la sfera dei dati personali, i singoli potranno sempre esercitare i propri diritti, come rettificare o chiedere la cancellazione dei dati raccolti su di loro, proprio come accade per qualsiasi trattamento dei dati.

Anche le Forze dell’Ordine sono chiamate ad un utilizzo bilanciato e proporzionale dello strumento, limitandolo ai casi strettamente necessari a prevenire un rischio imminente e grave alla sicurezza pubblica.

Non c’è da avere timore ad accogliere le potenzialità delle tecnologie di riconoscimento facciale, che possono portare dei benefici se impiegate correttamente. Attenzione a non cadere nella trappola del complottismo: non viviamo sotto l’occhio del “Grande Fratello” e l’Unione Europea continua a vigilare sulle novità tecnologiche, per far sì che continuino ad essere etiche.

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Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi

Immagine di geralt, Pixabay