Revenge porn, un reato contro le donne che corre online

Abbiamo iniziato a parlare di revenge porn nel 2016, quando Tiziana Cantone si tolse la vita per la gogna mediatica subita a seguito della diffusione di un video in cui era ritratta in intimità con l’ex compagno.
Da allora, grazie anche alle battaglie che la madre ha condotto per cercare di tenere viva la memoria della figlia, oggi finalmente è stato riconosciuto come reato. Dal 2019, infatti, con il cosiddetto Codice Rosso, il revenge porn è entrato a far parte a tutti gli effetti del Codice Penale.

Oggi sono oltre mille indagini aperte in tutta Italia e che vedono giovani donne vittime di questa vendetta sessuale.

Il revenge porn è un reato che punisce la divulgazione non autorizzata, sia online che offline, di materiale intimo con lo scopo di ferire o danneggiare uno dei due partner.
Il veicolo principe per la commissione di questo reato sono i social e le chat di messaggistica istantanea, come WhatsApp e Telegram, dove vengono diffusi in maniera incontrollata molti contenuti illeciti.

Chi riceve del materiale, molto spesso – purtroppo – lo condivide a sua volta con la propria cerchia di conoscenti. A commettere revenge porn è chiunque diffonda, pubblica o ceda contenuti sessualmente espliciti in modo indebito, ossia senza il consenso di chi è rappresentato. Autore del reato, quindi, non è solo la prima persona che dà il via alla condivisione del contenuto, ma anche tutti gli altri che hanno concorso alla sua diffusione. Se un certo contenuto viene pubblicato da 500 persone, tutte le 500 persone sono passibili di denuncia per revenge porn.

Ricostruire a posteriori il percorso online di un certo messaggio non è facile, ma nemmeno impossibile. Ad indagine aperta, pertanto, tutte le persone che hanno inoltrato o diffuso illecitamente il contenuto rischiano una pena.

Facebook ed il Garante Privacy, accortisi della gravità dei numeri del fenomeno, hanno unito le forze e creato un canale di emergenza per le potenziali vittime.  Chiunque tema che le proprie foto o video intimi possano essere diffusi senza il loro consenso su Facebook o Instagram, potranno segnalare questo rischio e ottenere che le immagini vengano immediatamente bloccate. La segnalazione può essere effettuata sia su Facebook – dal centro assistenza del proprio profilo – che sul sito del Garante (a questo link). Sul sito istituzionale del Garante Privacy è inoltre consultabile un vademecum con i suggerimenti per prevenire e difendersi da questa violenza.

È importante comprendere quanto sia dannoso commettere revenge porn, non tanto per il rischio di subire un processo, ma per le conseguenze che questa condotta lascia. Tiziana Cantone è arrivata a togliersi la vita; più recentemente, una maestra d’asilo, oltre ad aver subìto revenge porn, si è pure vista licenziare in tronco proprio a causa dell’illecita diffusione di materiale erotico in cui veniva ritratta.

Sono ripercussioni pesanti, spesso a carico delle donne, che giusto ieri abbiamo voluto celebrare nella Giornata Internazionale della donna.

Il revenge porn è un’altra sfaccettatura della violenza contro le donne, come il porn deep fake, che è approfondito in questo articolo del blog.

Immagine di Geralt, Pixabay

Articolo parzialmente pubblicato nella rubrica digitaLegal, del Bresciaoggi