Regole all’intelligenza artificiale?

Nei giorni scorsi, la Commissione Europea ha presentato una proposta di Regolamento sull’intelligenza artificiale (AI).

È una riforma importante, perché va a regolare un mercato già lanciato e cresciuto esponenzialmente soprattutto nell’ultimo anno.

L’intelligenza artificiale è il presente ed il futuro della nostra tecnologia.
È l’abilità di una macchina – o meglio: di un elaboratore elettronico – di replicare delle capacità umane, come la creatività, il ragionamento e l’apprendimento.

Viene impiegata, per esempio, nei veicoli a guida autonoma, nei software degli assistenti digitali personalizzati installati negli smartphone, nei termostati intelligenti, cioè quelli che “imparano” i nostri comportamenti e si regolano di conseguenza, realizzando un risparmio energetico.

Regolare l’AI significa tutelare noi stessi da possibili illegittime intrusioni e limitazioni ai nostri diritti e alle nostre libertà.

La proposta di Regolamento è molto interessante perché definisce i requisiti di legalità dei software di AI e di riconoscimento facciale.
E vista la facile distribuzione di questi sistemi, non è cosa da poco.
Al centro dell’iniziativa non c’è la rivoluzione digitale a cui stiamo assistendo, ci siamo noi individui. È l’uomo ad essere il cuore dell’innovazione, la tecnologia è solo un – potente – strumento. E non viceversa.

Quello che stiamo provando a raggiungere è un equilibrio tra esigenze umane e digitali. C’è bisogno di continuare a battersi per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali degli individui, senza rinunciare all’innovazione tecnologia. Quest’ultimo può sembrare un obiettivo quasi utopico, ma non lo è. Basti guardare al Regolamento Privacy (GDPR), che ci ha permesso di uniformare le normative nazionali in materia di protezione dei dati e ci ha costretti a fare i conti con le misure di sicurezza e i vari adempimenti, rendendoci più consapevoli sull’utilizzo ed il valore dei nostri dati. Il nuovo Regolamento si pone in continuità al GDPR e ne condivide numerosi punti di contatto.

L’Europa, oggi, è il modello a cui il resto del Mondo si sta ispirando: Nuova Zelanda, USA, Canada si vogliono muovere nella nostra stessa direzione. Se volessimo aspirare in grande, potremmo iniziare a sperare in una regolamentazione mondiale dell’AI.  

Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi.

Immagine di kiquebg, Pixabay