Metaverso: quanto sappiamo e quanto ancora c’è da scoprire

Si sente sempre più spesso parlare di Metaverso, di realtà aumentata e virtuale. Sono espressioni molto trendy, che stanno primeggiando anche nei contesti di sviluppo imprenditoriale. È stato uno dei temi affrontati nella Valle Camonica Digital Week di fine giugno, perché fenomeno che merita l’attenzione anche dei nostri imprenditori locali, oltre a quella delle persone in generale, soprattutto dei genitori. 

Metaverso è una parola composta da «meta», che significa «oltre», e (uni)verso: letteralmente, oltre l’universo fisico. Si riferisce ad uno spazio virtuale condiviso, nel quale interagire personalmente e professionalmente. Identità e proprietà si estendono in un ambiente digitale, senza essere limitate dalla fisicità a cui siamo abituati. È più corretto parlare di Web 3.0, perché Metaverso è il prodotto di casa Meta (ex Facebook); non è un social media, anche se il concetto di community rimane (emerge il concetto di identità, molto importante e da tutelare); non è un marketplace, anche se è possibile acquistare dei beni (torna il concetto di proprietà, che si sviluppa anche virtualmente). 

Nel mondo del Web 3.0 ci sono molti aspetti legali ancora non affrontati: occorrono tutele e regole, perché anche questo ambiente è popolato da persone. Quali sono gli elementi che richiedono un pronto intervento? La gestione dei dati forniti dagli utenti; la privacy è un nodo centrale, è uno dei pilastri sui quali occorre progettare tutte le soluzioni tecnologiche. Oggi è chiaro a tutte e tutti che non esistono servizi digitali «gratuiti»: il pagamento avviene con i dati personali; il nostro Codice del consumo prevede la possibilità del pagamento per l’acquisto di contenuti e servizi digitali con questa nuova moneta. Il Web 3.0 è uno spazio che può ospitare anche imprese e professionisti: fondamentale è, quindi, l’estensione della protezione intellettuale ed industriale, che tutela l’identità commerciale. Se questo strumento viene impiegato come mezzo per rendere lo smart working più immersivo, occorre considerare anche il rispetto dei diritti dei lavoratori, evitando che il Web 3.0 sia il cavallo di Troia per il controllo a distanza. Tornando al tema dell’identità, essenziale è individuare delle misure per proteggere le persone fisiche; serve attenzione al giusto – e sano – bilanciamento tra esperienza fisica e virtuale, soprattutto per i giovanissimi, per evitare che usino questo strumento senza aver ricevuto un’idonea educazione. Anche la sicurezza informatica gioca un ruolo centrale. 

Il Web 3.0 sembra essere la naturale evoluzione di Internet; oltre agli aspetti legali, dovremo lavorare molto velocemente e con efficacia sull’educazione digitale e sugli aspetti sociologici e psicologici di questa nuova forma di socialità.