Le responsabilità giuridiche dell’innovazione

Anche le aziende del Bresciano stanno affrontando il processo di trasformazione verso l’industria 4.0 e vi sono molte opportunità da cogliere. Sistemi di intelligenza artificiale, algoritmi, blockchain e web3 (famoso è il metaverso) sono solo alcuni veicoli per il progresso tecnologico. Alle imprese dev’essere fornito supporto e la via migliore per innovarsi e fare innovazione.

Fin dove lo sviluppo tecnologico e imprenditoriale si possono spingere? Qual è il limite invalicabile?

Per esempio, gli algoritmi e i sistemi di intelligenza artificiale sono armi potentissime e sono in grado di conoscerci in maniera molto approfondita e intima; sono capaci di anticipare e persino di condizionare le nostre scelte.

Possibilità di fare qualcosa, tuttavia, non equivale ad opportunità, né tantomeno liceità; sviluppare queste capacità non è etico, né legale. Il laissez-fair assoluto non è la soluzione, quando ci sono in gioco i diritti fondamentali delle persone. Le norme, tuttavia, devono operare un faticoso bilanciamento: devono essere protettive da un lato, quando necessario, ma anche incentivanti il progresso, per guidare tutte le imprese, quelle locali comprese, alla transizione verso l’industria 4.0 (o addirittura 5.0).

Oggi un quadro normativo chiaro ed espresso non c’è.

Spesso, le norme arrivano solo dopo che gli operatori commerciali e industriali hanno già consolidato delle prassi.

Le aziende che vogliono fare innovazione, per farlo in modo lecito, devono partire dalle regole già scritte e anticipare i tempi, lavorando con lungimiranza.

Tra i principi generali che si possono menzionare vi è quello di responsabilità; per un’azienda, la responsabilità è anche sociale e anche digitale: essere digitalmente e socialmente responsabili significa aver governato i rischi derivanti dall’uso della tecnologia in modo virtuoso, i cui effetti si riverberano direttamente nel nostro tessuto sociale.

La tecnologia è uno strumento: la bontà del suo utilizzo dipende esclusivamente dalle persone.

Stiamo vivendo una trasformazione a trecentosessanta gradi, il cui comune denominatore è la digitalizzazione. Il faro che ci guida, o che ci dovrebbe guidare, è l’etica, che ben si esprime nel claim “possibilità di fare qualcosa non equivale all’opportunità di farlo”.

Fare, e anche non fare, è fonte di responsabilità. La responsabilità non è univoca, ma è l’espressione di un progresso globale: digitale, sociale, ambientale ed economico.