La privacy è una questione di coscienza, anche digitale

Coscienza Privacy è un concetto che cito spesso e che, per interiorizzarlo, va compreso.

È la sensibilità che ognuno di noi coltiva nell’usare consapevolmente i propri dati personali e vale tanto per il modo offline che per quello online.

Durante l’infanzia ci fidiamo solo delle persone conosciute; crescendo, invece, ci apriamo al mondo e impariamo a distinguere le persone fidate da quelle più pericolose. Abbiamo amiche e amici, colleghe e colleghi, compagne e compagni: la nostra cerchia di persone conosciute si ingrandisce in sicurezza. Con loro, siamo noi stessi a decidere quali informazioni condividere apertamente e quali tenere riservate o segrete.

Questa valutazione, ossia il decidere cosa condividere o meno, dovremmo saperla condurre anche quando usiamo i social.

Se posto sui social una fotografia del pranzo in famiglia della domenica, è come se avessi il mondo intero a tavola con me. I social sono un potente amplificatore: ogni informazione condivisa con le nostre amiche e i nostri amici viene rimbalzata agli amici degli amici.
E così via.

Per capire meglio questo fenomeno, pensa a quando lanci un sasso nell’acqua.
Si creano tanti cerchi concentrici che si allargano dal punto in cui il sasso è caduto. E non possiamo prevedere quanti cerchi si formeranno con il nostro lancio. Ecco: è proprio questa fine delle informazioni che condividiamo.
Vanno oltre il luogo in cui le abbiamo messe.
Senza controllo.

I social, però, sono anche una grande comunità.
Tutto ciò che offriamo, viene donato ai suoi membri e riprendere ciò che si è messo a disposizione è molto difficile, se non impossibile.

Immagina questo potere in un contesto più personale di un pranzo in famiglia, come un momento di gioco con i tuoi figli.
Condividerlo con tutti non è vietato, ma è come se chiunque potesse assistere al gioco. Estranei compresi.
Vuol dire rendere pubblica l’immagine dei tuoi figli (su questo Blog ho già parlato di minori ed Internet: Minori e presenza online: occhio alle immagini sui social, Fotografie di minori sui Social: serve il consenso di entrambi i genitori, TikTok cambia rotta e si impegna a tutelare i minori).

Capire che solo noi abbiamo il potere di decidere cosa fare delle nostre informazioni personali è il primo passo per imparare a proteggere la privacy nel mondo digitale. Proprio come abbiamo fatto crescendo, per quello offline.

Questa consapevolezza può essere chiamata coscienza privacy.

In un mondo dove la privacy è un diritto, essere consapevoli è un dovere.

Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi

Immagine di GDJ, Pixabay