Governo giuridico delle nuove tecnologie in assenza di norme espresse

L’innovazione tecnologica può essere giuridicamente governata con efficacia? L’impiego di soluzioni altamente tecnologiche nell’ambito di una filiera produttiva è soggetto a regolamentazione? Quali norme si devono osservare?

Gli interrogativi sottesi alla digitalizzazione e alle imprese 4.0 sono molti e le risposte non sono sempre univoche. I benefici legati all’introduzione di processi automatizzati sono noti; parimenti noto è il bisogno di operare nel rispetto delle regole. Questo passaggio è importante non solo per le aziende, ma anche per i consumatori finali. Gli appartenenti ad una filiera hanno sempre, in modo diretto od indiretto, un legame più o meno intenso con le persone che acquistano e godono di beni e servizi. La componente normativa, quindi, interviene per tutelare situazioni di presunto pericolo, dettando le regole e il perimetro di azione. Non sempre, però, chi produce beni o offre servizi può contare sulla chiarezza delle linee guida del Legislatore.

Come si può, quindi, operare senza incorre in sanzioni o, peggio ancora, creare un danno ai consumatori finali?

Il primo passo è la cernita e l’analisi del dato normativo esistente, sia nazionale che comunitario. A livello europeo, per esempio, vi sono delle indicazioni, acquisibili dalle «Strategie» che la Commissione Europea individua con la programmazione delle priorità da elaborare e gestire. Imprescindibile è la valutazione dei diritti fondamentali, che sono dei veri e propri requisiti etici delle componenti digitali. Gli strumenti tecnologici, come le blockchain o l’intelligenza artificiale, sono già impiegati e in costante, veloce evoluzione; la centralità della persona – rafforzata dai diritti umani – è un requisito fondamentale per il loro sviluppo. A livello nazionale, vi sono alcune norme che rispondono ai bisogni impellenti di regolazione di queste nuove tecnologie.

In definitiva, una soluzione universale per il governo giuridico dell’innovazione non esiste. Occorre operare con il dato normativo esistente, anticipando quelle che costituiranno le regole future. Il focus è – e resterà – la persona: ognuno di noi, quindi, è responsabile nell’introduzione e nell’impiego di strumenti dannosi per l’autonomia umana.