Geolocalizzazione: dati sulla posizione e non solo

I dati sulla posizione sono necessari per il funzionamento base della comunicazione telefonica. Tuttavia, negli ultimi anni, le loro potenzialità si sono amplificate e hanno assunto un ruolo chiave nella fornitura dei servizi agli utenti smart. App di fitness, e-commerce, social network, mappe, allerte meteo, agenda digitale e allerta covid, per esempio, utilizzano i dati di localizzazione forniti dal nostro smartphone.

L’accesso a queste informazioni non è automatico, ma avviene dopo la nostra autorizzazione. Se ci fai caso, quando installi un’app con funzionalità basate sulla posizione, sullo smartphone compare un avviso che ti chiede di scegliere se consentire l’accesso ai dati di geolocalizzazione.

È riduttivo dire che questi dati sono solo informazioni sulla posizione geografica. In realtà, dicono molto di noi e delle nostre abitudini.
Grazie alla capacità di utilizzare dati georeferenziati precisi e costanti, i big del marketing possono adattare i propri contenuti e servizi in funzione dei desideri e delle necessità dell’utente. Esiste uno specifico settore del marketing – il geomarketing – che si occupa di questo.

Inoltre, benché resi anonimi, è abbastanza facile individuare i luoghi abituali dell’utilizzatore. Per esempio, l’indirizzo del domicilio coincide con il luogo in cui abitualmente ci si ferma di notte. Diversamente, la sede lavorativa è quella verso la quale ci spostiamo con una certa stabilità di orari e di percorso.

Dall’analisi degli spostamenti di una persona possiamo acquisire anche informazioni qualificabili come dati sensibili. Possiamo, infatti, dedurne il credo religioso o l’appartenenza ad un partito politico, per esempio. E ciò solo analizzando i luoghi abituali o di interesse.

Prima di autorizzare selvaggiamente l’accesso continuativo ai dati di localizzazione, è importante leggere attentamente l’informativa sul sistema di tracciamento e le finalità della raccolta del dato. Lo scopo per il quale l’informazione viene richiesta deve essere chiaro e la sua acquisizione non può essere ingiustificatamente invasiva per la privacy. Consegnare queste notizie, che – come abbiamo visto – non sono semplici dati sulla posizione, non è necessariamente pericoloso, ma deve essere consapevole. Quindi, la parola d’ordine è informazione.

Scarica questa infografica che riassume il contenuto:

Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi

Immagine di mohamed_hassan, Pixabay