Diritto all’oblio in rete

Il diritto all’oblio è il diritto dell’individuo ad essere dimenticato. Con l’entrata in vigore del Regolamento europeo in materia di privacy (cd. GDPR), tale diritto è divenuto una vera e propria garanzia, che frena la diffusione di informazioni pregiudizievoli in assenza di motivi legati alla cronaca e all’informazione pubblica. Rispettare l’oblio nella rete è spesso complicato.

Oggi, infatti, possiamo risalire –  anche a distanza di anni – a fatti avvenuti in ogni parte del mondo, perché è sufficiente pubblicare una notizia online per vederla registrata nell’archivio dell’web. Il mondo virtuale non ha scadenza e il deterioramento del suo contenuto non è un processo naturale, essendo immateriale ed accessibile da più dispositivi.
Il diritto all’oblio risponde a questa necessità: eliminare il riferimento a determinati fatti o azioni, soprattutto quelle negative, in assenza di specifiche esigenze.

L’ingiustificata permanenza di queste notizie può provocare gravi danni alla reputazione, sia personale che digitale.

Facciamo un esempio: un imprenditore viene coinvolto in un’inchiesta giudiziaria, poi conclusasi con la sua piena assoluzione. È giusto che la notizia delle indagini a suo carico venga riportata tra i fatti di cronaca, perché risponde all’esigenza di informazione pubblica.
Tuttavia, questa necessità si esaurisce con il passare del tempo.
Immagina il danno reputazionale che quell’imprenditore subisce ogni volta che la notizia viene rintracciata. Il rischio, infatti, è che quell’articolo possa esplodere come fake news, anche a distanza di molti anni.

Diritto all’oblio – e quindi la privacy – e diritto pubblico all’informazione coesistono e si tracciano i limiti a vicenda. Ricorrendo ancora alla metafora della bilancia a due piatti, per capire quale prevale sull’altro, bisogna poggiare sui due bracci le esigenze dei singoli diritti. Se primeggia la tutela della privacy, la cronaca dovrà fare un passo indietro, e così viceversa.

A volte, però, la compressione della privacy può durare in eterno. È il caso delle notizie che sono un vero e proprio irrinunciabile patrimonio storico. 

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Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi

Fotografia di Michael Gaida, da Pixabay