Digitale e agricoltura: antinomia o binomio strategico?

La Provincia di Brescia non si sottrae alle terribili conseguenze della grave siccità che ha colpito tutto il territorio italiano. Molto spesso l’azione preventiva e programmatica non esiste o non viene considerata primaria perché si tende a dare priorità ai bisogni impellenti e a non agire con piani a lungo termine. Questo è il momento del bilancio: occorre fermarsi per fare il punto sulle strategie future, che dovranno essere sufficientemente elastiche da adattarsi alle emergenze epidemiche, climatiche, di governo e altro ancora.

Se pensiamo al settore dell’agricoltura, tra i più colpiti dagli effetti negativi della siccità, l’Europa ci suggerisce la strategia del governo dei dati. L’agricoltura di precisione non è una novità; è «di precisione» perché non è una pratica standardizzata, ma è sartoriale. Vi sono dei sensori smart che consentono una lettura in tempo reale dei dati meteorologici, della temperatura, dell’umidità e che forniscono informazioni su come ottimizzare e aumentare la resa del coltivato, migliorare la pianificazione dell’azienda agricola e prendere decisioni più efficienti e ancorate al reale bisogno sulla quantità delle risorse da utilizzare, come l’acqua.

La Commissione Europea, nella sezione dedicata alle domande e risposte del prossimo Regolamento sull’uso dei dati (EU Data Act) prende in esame anche l’agricoltura di precisione. I dispositivi già impiegati raccolgono moltissimi dati che, però vengono sprecati, perché inutilizzati. Sono dati non personali, il cui uso non mina diritti e libertà fondamentali. Il punto di partenza è nei dati già raccolti: il Data Act si pone l’obiettivo di stabilire modalità e casi di accesso da parte di soggetti terzi (che non dispongono di, né hanno direttamente raccolto tali dati). Il Regolamento non è ancora maturo, perché le modalità di condivisione sono al momento troppo astratte. Per non essere un’imposizione calata dall’alto, dovrà ispirarsi ai reali bisogni e alle difficoltà degli stakeholder e trovare risposte adeguate.

Lodevole l’intento: operare una transizione dallo standardizzato – che spesso non funziona – ad una modalità più veritiera, partendo dalle risorse, anche digitali, a disposizione.