Cosa sta succedendo con il CLOUD Act

Internet è un mondo liquido, che si fatica a chiudere entro i confini nazionali.

Lo sanno bene le Big Tech del Cloud Computing, le piattaforme digitali che offrono – tra gli altri servizi – dei sistemi di archiviazione interamente online.
Grazie al Cloud, infatti, si possono salvare online grandi quantità di documenti e informazioni recuperabili in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo (smartphone, pc, tablet). Una delle cose più importanti da imparare sul Cloud è che non ha confini territoriali: archivi a Brescia ma il tuo documento non ha geografia e può finire in un data center dall’altra parte del mondo.

Può sembrare una questione di poco conto ma in realtà crea problemi a livello di giurisdizione.

Se si compiono dei reati sfruttando applicazioni online o se ne occultano altri facendo leva sulle moderne tecnologie di informazione, quale Corte ha giurisdizione?
E ancora: questi dati, se sono di una persona europea, sono effettivamente protetti con le garanzie del nostro regolamento privacy (GDPR)?
Sono tutte domande a cui va data risposta, possibilmente uniforme, almeno a livello europeo.

Dobbiamo anche tenere in considerazione la legislazione statunitense, il cd. CLOUD Act, che ha destato un acceso dibattito in Europa, per la sua – per ora apparente – incompatibilità con il GDPR.
Scopo del CLOUD Act è quello di ottenere prove digitali utili all’accertamento e al contrasto dei più gravi reati, come il terrorismo o la pedopornografia.
Scopo del GDPR è, invece, quello di proteggere privacy delle persone anche fuori dai confini dell’Unione Europea.

Possono coesistere queste normative? Di fatto, proprio a causa dell’assenza di un luogo geografico fisso delle informazioni, gli Stati Uniti potrebbero avere giurisdizione anche in società fuori dal loro territorio, accedere a dati di cittadini non USA e scontrarsi con altre normative, come il GDPR.

Il tema è molto complesso e serve al più presto un accordo Europa-Stati Uniti, che regoli i trasferimenti dei dati in modo da non compromettere la tutela della privacy.

Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi

Immagine di geralt, Pixabay