CONTRATTO DIGITALE

Contratti con forma telematica ( o digitale/informatica) e contratti ad oggetto informatico

Non è una novità dell’era post Covid-19, ma è una tipologia contrattuale già consolidata (se ne parlava già ad inizio anni 2000). Con l’impennata dello smart working e della necessità di adottare alternative agli incontri de visu, anche i contratti digitali si stanno creando il loro meritato spazio nelle nostre attività e professioni.

In questo articolo, ho deciso di concentrarmi sul contratto digitale con forma telematica.
Inizialmente, mi focalizzerò sul background normativo che caratterizza questa tipologia contrattuale per poi fornire brevi tips pratici da applicare nella quotidianeità.

Background normativo

Le norme da richiamare per questo approfondimento sono:

  • art. 1322 c.c., cd. autonomia contrattuale;
  • art. 1325 c.c., requisiti del contratto in generale;
  • artt. 20 e 21 del Codice Amministrazione Digitale.

Per il principio dell’autonomia negoziale di cui all’art. 1322 c.c., possono essere sottoscritti dei contratti anche non tipici, cioè non normati dal Codice Civile. La costante evoluzione tecnologica ci spinge ad adeguare il nostro assetto normativo ai continui cambiamenti e ci siamo trovati a lavorare con contratti scambiati per e-mail (o caricati in cartelle in condivisione cloud) e/o sottoscritti con firma digitale, nuove fattispecie sconosciute dal Codice Civile. Queste moderne formule, grazie al principio sancito dall’art. 1322 c.c., possono essere ritenute ugualmente valide ed efficaci dal punto di vista giuridico.

Concentriamoci, ora, sull’art. 1325 c.c., recante l’elenco dei requisiti essenziali dei contratti. Ho scelto di analizzare questa norma perchè, tra questi requisiti, ricomprende anche la forma scritta, quando espressamente prevista a pena di nullità del contratto. Con la locuzione “forma scritta” ci riferiamo ad un documento, cartaceo od informatico (un pdf, uno scambio di email, ecc), dal quale emerga l’accordo oggetto del contratto (pattuizioni, condizioni, parti, ecc.).

Infine, in questo approfondimento ho citato gli artt. 20 e 21 del Codice Amministrazione Digitale, specifici su validità ed efficacia probatoria del documento informatico.
Sinteticamente, il documento informatico provvisto di firma digitale ha la stessa validità probatoria di una scrittura privata tradizionale. Ciò significa che questo documento è idoneo a provare la paternità delle dichiarazioni nello stesso contenute, che sono da attribuire al sottoscrittore. Stessa sorte per le eventuali obbligazioni assunte dal contraente sottoscrittore, che vengono a quest’ultimo riferite. C’è un solo limite, che riguarda un istituto di natura processualcivilistica: questo documento telematico è piena prova fino a querela di falso (non affronto quest’ultimo aspetto perché uscirei dal tracciato del discorso; vi rimando, però, alla lettura dell’art. 214 c.p.c.).

Aspetti pratici

Ora, applichiamo la teoria alla realtà.

Nell’attività lavorativa di tutti i giorni possono essere sottoscritti con facilità dei contratti con forma telematica.
Se il tuo cliente è un altro professionista, molto probabilmente disporrà di firma digitale: sarà sufficiente concordare il contenuto dell’accordo, sottoscriverlo digitalmente e scambiarlo per pec, in modo da certificarne anche la data dello scambio.

Diversamente, se il tuo cliente è un consumatore puoi ricorrere al metodo del point and click. L’utente esprime la propria volontà negoziale compilando dei campi con le proprie informazioni (generalità e recapiti solitamente) e presta il proprio consenso mediante una spunta. Da qui: point and click.
Questa modalità è tipica del commercio elettronico e, dal punto di vista giuridico, integra una tipica fattispecie di conclusione del contratto mediante offerta al pubblico, per la quale il venditore pubblicizza le proprie condizioni generali di vendita (proposta) e l’acquirente le accetta, concludendo il contratto.

Il contratto digitale, in questa fase inteso espressamente come contratto di forma informatica, è estremamente versatile e può essere impiegato per regolare differenti e plurimi interessi economico-giuridici, potendo sostituire il tradizionale cartaceo. Nel periodo del lock down ci siamo visti costretti a re-inventare le nostre professioni, privilegiando una gestione a distanza degli affari. Questa forzata evoluzione è stata compiuta senza invenzioni, ma ricorrendo a strumenti già in uso, che mi auspico siano destinati a prendere campo nella nostra quotidianità.

Questa è l’infografica che ho realizzato sull’argomento. Scaricala e conservala come reminder: