Auto connesse e IoT a prova di privacy

Anche le automobili possono creare problemi a livello di privacy.
Può sembrare difficile immaginare che un veicolo sia in grado di violare dei dati personali, ma in realtà lo è. O meglio: sono le <<auto connesse>> a destare preoccupazione.

I veicoli intelligenti sono quelli dotati di dispositivi tecnologici che consentono la connessione ad internet, allo smartphone e/o la connessione tra di loro o tra altri servizi e dispositivi. Sono dotati di telecamera ed altri sensori in grado di imparare il metodo di guida dell’autista abituale, garantendo migliori risultati in termini di sicurezza. Sono auto connesse anche quelle a guida autonoma, come i taxirobot di Pechino.

Quale connessione esiste tra questi veicoli e la privacy?

Semplice: il veicolo, sfruttando tutte le sue abilità tecnologiche, immagazzina dati personali. Questi, per esempio, provengono dagli smartphone collegati, dallo spazio di ripresa delle telecamere, dall’analisi dello stile di guida.

Le auto connesse sono in grado di tenere traccia dei luoghi visitati. I dati di posizione non sono solo informazioni di carattere geografico, perché, in realtà, dicono molto di noi e delle nostre abitudini. Dai luoghi abituali o di interesse possiamo dedurre il credo religioso o l’appartenenza ad un partito politico di un certo utente; o ancora, individuarne l’abitazione e il luogo di lavoro.

Questa stretta connessione tra tecnologia e privacy non la troviamo solo nelle auto connesse, ma vale anche per il settore <<IoT>>, ossia l’internet delle cose. Esistono termostati smart che consentono un risparmio energetico grazie all’analisi dei consumi abituali; sistemi di autenticazione che sfruttano i dati biometrici, come le impronte digitali, che possono essere installati nelle porte di ingresso delle abitazioni.

Tutti questi dispositivi sono esempi concreti di applicazione dell’internet delle cose.

Il settore è in continua crescita e in futuro avremo molte più applicazioni di IoT.

Come coniugare avanzamento tecnologico e privacy?
Progettando e creando dispositivi conformi al nostro regolamento comunitario. Se la tecnologia nasce già improntata alla privacy, l’impatto sulla nostra riservatezza sarà meno invasivo.

Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi

Immagine di TheDigitalArtist, Pixabay