Anonimato online

In equilibrio tra libertà di stampa e di opinione e tutela della reputazione

Postare dei commenti online in coda ad un articolo giornalistico, pur non essendo attività riconducibile alla stampa, ti protegge con l’anonimato.
È questo il principio recentemente espresso dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

La Cedu ha condannato l’Austria per aver ordinato ad una società editoriale di fornire i nominativi degli utenti registrati per i commenti pubblicati sul sito web. La vicenda riguardava due contenuti, postati da utenti registrati non giornalisti, che accusavano un politico regionale austriaco di essere vicino ai movimenti neonazisti. La società editoriale ha acconsentito a cancellare i predetti commenti, ma non ha fornito al politico i nominativi dei rispettivi autori. La Cedu ha confermato questa impostazione, sostenendo che i nomi degli autori sono coperti da anonimato.

Analizziamo il caso; i diritti che vengono in gioco sono essenzialmente questi: la libertà di stampa e di opinione, la riservatezza degli utenti non professionisti e il diritto alla tutela della reputazione delle persone, che non devono subire diffamazioni, con la scriminante della satira politica in questo specifico caso.
Senza entrare in dinamiche di bilanciamenti costituzionali, che richiederebbero più spazio per un approfondimento, per la Cedu l’anonimato online non è un diritto generale, ma deve essere comunque garantito agli utenti che lasciano commenti su un sito web di un quotidiano, per tutelare la libertà di stampa sulle questioni di interesse pubblico. E ciò anche se l’utente persona fisica non è una fonte giornalistica.
Attenzione, però, il discrimine sta nel luogo virtuale in cui il commento viene scritto. Solo chi pubblica su un sito web di un giornale – e non su un altro, come per esempio quello di un’Associazione o di un negozio – gode di alcune tutele di matrice giornalistica, come l’anonimato. La ragione sta proprio nella difesa del diritto alle libertà di stampa e di partecipazione al dibattito politico da parte delle persone. Sono diritti da bilanciare con quello alla reputazione del soggetto coinvolto, in questo caso identificato nel politico austriaco.

La vicenda ci offre lo spunto per ripensare all’operatività nell’ambiente online dei diritti e dei doveri che vivono offline.

Quello che vale nella vita fisica, vale anche per quella virtuale.
Se vuoi approfondire questo aspetto, leggi il mio articolo.

Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi