Algoritmi e intelligenza artificiale: pensare è una facoltà solo umana?

In un recente spot pubblicitario si ascolta la voce computerizzata di un algoritmo, che annuncia al testimonial di avere molto potere su di lui, perché lo conosce; è a conoscenza dei suoi gusti, dei suoi prossimi acquisti, della cena che consumerà alla sera. Pur trattandosi – forse – di un’esagerazione pubblicitaria, non è superficiale chiedersi: è realmente così? Può una formula anticipare le nostre scelte e conoscerci così a fondo?

Affrontiamo la risposta a questi quesiti in modo ampio, abbracciando i concetti e le applicazioni di algoritmi e intelligenza artificiale.

I sistemi di intelligenza artificiale aiutano e agevolano le nostre vite: sono il comune denominatore di molti device di utilizzo quotidiano, come smartphone, veicoli moderni e dispositivi per la casa intelligente. In questa rubrica, abbiamo già visto insieme le applicazioni di questa tecnologia nelle mense scolastiche del Regno Unito e nella riforma del Fisco italiano, come strumento per il contenimento dell’evasione. È pure oggetto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che vede in algoritmi e intelligenza artificiale possibili strumenti per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.
Ciò per dire che, queste tecnologie sono duttili, modellabili per i bisogni di persone, imprese e Istituzioni.

E così, per rispondere ai quesiti iniziali, certo che algoritmi e intelligenza artificiale sono in grado di conoscerci in maniera molto approfondita e intima, capaci di anticipare e condizionare le nostre scelte. Possibilità di fare qualcosa, tuttavia, non equivale ad opportunità; non è etico, né legale, sviluppare queste capacità. In attesa dell’approvazione della proposta di Regolamento europeo per regole armonizzate sull’intelligenza artificiale, occorre partire dalle basi giuridiche attuali. Abbiamo un Regolamento sulla Privacy che anticipa alcuni contenuti del futuro Regolamento, dove impone di usare solo i dati personali davvero necessari e di progettare sistemi che tengano conto della privacy degli utenti. Abbiamo anche una serie di principi generali, che sono i pilastri che sorreggeranno anche il prossimo Regolamento; primo tra tutti quello sulla responsabilità, anche sociale, valido anche per le imprese che applicano sistemi di intelligenza artificiale, che è ancora tutto da declinare in questo nuovo ambiente.

Anche gli algoritmi e l’intelligenza artificiale sono strumenti: la bontà del loro utilizzo dipende esclusivamente dall’uomo.