Air Mobility: a che punto siamo in Italia

Intervista all’Ing. Carmela Tripaldi, Direttore Regolazione Navigabilità ENAC

Per noi cittadini, di contesti urbani e periferici, implementare la mobilità aerea equivale a beneficiare di una migliore qualità della vita.
Sviluppare un modello di mobilità intelligente che sfrutti la via aerea ci avvicina ad un trasporto, quello aereo, che per ora riusciamo solo ad immaginare per le lunghe distanze. In realtà, è una tipologia che potrebbe contribuire a superare i problemi legati al trasporto congestionato, poco pulito ed altamente inquinante, come quello in cui attualmente transitiamo.

Il trasporto aereo è un’alternativa verde, che riduce inquinamento e tempi di spostamento, connette le comunità e porta innovazione.

La mobilità aerea può aiutare connettere più velocemente Brescia alla Provincia e viceversa. In un mondo di persone connesse, i territori non possono essere lasciati scollegati.

L’Italia ha già iniziato a lavorare nel settore, avviando un progetto volto alla creazione di ecosistema italiano di mobilità aerea avanzata: <<ecosistema>> proprio perché questa rivoluzione investe diversi settori chiamati ad interagire e collaborare tra di loro, allo scopo di migliorare i nostri servizi. L’Ing. Carmela Tripaldi, Direttore Regolazione Navigabilità Ente Nazionale Aviazione Civile ENAC, sostiene che questo progetto consentirà all’Italia di giocare un ruolo da protagonista a livello internazionale non solo nella mobilità aerea, ma anche nello sviluppo di una filiera di prodotti e servizi innovativi.

Oggi, in Italia, il progetto è già decollato.

Il Paese è stato mappato per individuare le azioni che saranno necessarie per adeguare i territori ai nuovi servizi di mobilità aerea. In agenda, il prossimo termine è il 2030, con l’obiettivo di mettere in servizio una serie di applicazioni per il trasporto di beni e persone. Per l’Ing. Tripaldi, la vera svolta, però, ci sarà con l’implementazione delle prime applicazioni di utilità pubblica e di monitoraggio, perché permetteranno di aprire la strada a tutte le altre.

La bussola che guiderà il cambiamento sarà sempre puntata sui bisogni dei territori, che potranno trovare una soluzione grazie a questa nuova mobilità.

Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi

Advanced Air Mobility: a che punto siamo in Italia?

A seguito della stipula del Protocollo d’intesa tra l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) e il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione (ora Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale MITD) avvenuta a dicembre 2019, si è dato il via al progetto “Creation of the Italian Ecosystem for Advanced Air Mobility (AAM)” ovvero la Creazione dell’ecosistema Italiano della mobilità aerea avanzata.

L’ENAC, grazie all’attivazione dei principali stakeholder nazionali del settore (filiera industriale, centri di ricerca, università, municipalità, regolatore e ministeri), ha adottato una strategia aperta all’innovazione tecnologica volta a creare un ecosistema in grado di integrare nuove tipologie di servizi per i territori e per i cittadini. Ciò in piena coerenza con le strategie europee europea e, a livello nazionale, con quella del Governo in materia di sviluppo tecnologico, digitale e di sostenibilità ambientale ripresa all’interno del PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. 

In una prima fase, conclusasi lo scorso aprile, è stata elaborata una roadmap per la Mobilità Aerea Avanzata che prevede una serie di azioni per colmare i gap regolamentari e tecnologici per l’abilitazione di nuovi servizi. La fase successiva prevede l’elaborazione di una proposta di piano strategico e di un business plan per raggiungere entro il 2030 l’obiettivo di mettere in servizio una serie di applicazioni per il trasporto di beni e persone.

Quali sono le sfide della mobilità aerea e i suoi possibili impieghi?

Il progetto coordinato dall’ENAC consentirà al Paese di giocare un ruolo da protagonista a livello internazionale non solo nei servizi AAM, ma anche nello sviluppo di una filiera di prodotti e servizi innovativi.  L’implementazione delle prime applicazioni di utilità pubblica e di monitoraggio permetteranno di aprire la strada a tutte le altre, colmando i gap tecnologici, regolatori, infrastrutturali necessari per consentire lo sviluppo dell’ecosistema, prevedendo risultati nel breve, medio e lungo periodo.

Cosa dovrà fare l’Italia per essere attrice e non spettatrice di questa evoluzione?

Prefigurare un approccio partecipato, che richiederà l’adozione del Piano Strategico secondo gli indirizzi politici e la sua implementazione e integrazione con gli altri piani di mobilità, anche mediante l’avvio di specifici progetti (c.d. “verticali”) da realizzare sul territorio, volti a consentire l’effettivo avvio delle  principali tipologie di applicazioni previste negli ambienti operativi individuati, in modo coordinato a livello nazionale e in coerenza con la visione di breve, medio e lungo periodo mettendo al centro i territori e i loro bisogni.

Immagine di DJI-Agras, Pixabay