AI nelle mense inglesi: tra opportunità e sfida della sorveglianza

L’intelligenza artificiale, ossia l’abilità di una macchina – o meglio: di un elaboratore elettronico – di replicare delle capacità umane, fa già parte del nostro quotidiano.
Gli smartphone la sfruttano, così come gli assistenti personali presenti in molte case insieme alla tecnologia per la casa intelligente.
Le automobili già impiegano l’intelligenza artificiale: quando comandiamo vocalmente al veicolo di darci le indicazioni stradali per una certa destinazione, usiamo un sistema di intelligenza artificiale; i veicoli del futuro si dirigono verso il mondo delle auto connesse e ciò sarà fattibile proprio grazie a questa tecnologia.

L’intelligenza artificiale è la strategia che molte aziende hanno deciso di attuare, per creare e/o migliorare i servizi e i prodotti che già distribuiscono.

Arriva dal Regno Unito la notizia per cui l’intelligenza artificiale è già impiegata in alcune mense scolastiche, con l’obiettivo di ridurre drasticamente i tempi di servizio. In pratica, gli alunni che hanno aderito al servizio possono ordinare il pasto e bypassare la fase di pagamento, guardando semplicemente una fotocamera che, grazie al riconoscimento facciale, ne verificherà l’identità e controllerà il regolare pagamento del servizio mensa.

Dal punto di vista privacy, il riconoscimento facciale tocca dati particolari, che sono biometrici e appartenenti a minori; la società che ha sviluppato il servizio ha adottato delle misure per una gestione sicura di questa mole di informazioni.

Ad ogni modo, la questione ha anche dei temi etici alcuni si oppongono a questo sistema perché normalizza la sorveglianza biometrica sui bambini. È un argomento importante e che ci consente di tornare, ancora una volta, a percorrere il frastagliato ed incerto confine tra innovazione, diritto e utilità economica. Il nodo, però, è questo: implementare un servizio simile non è necessariamente illegale o pericoloso, se progettato pensando alle norme sui diritti alla protezione dei dati personali; lo diventa se si cambiano le finalità e si impiegano questi dati per scopi diversi.

Ancora una volta, quindi, è bene ricordarsi che è la tecnologia ad essere uno strumento a servizio dell’uomo; mai viceversa.

Articolo pubblicato nella rubrica digitaLegal del Bresciaoggi